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venerdì 23 maggio 2025

Incontro con l'autrice

 In data 23 maggio 2025 gli alunni delle classi terze della scuola secondaria di primo grado hanno incontrato l' autrice Liliana D'Angelo per parlare con lei del libro "Chiedi alla Luna". I ragazzi della classe III E hanno preparato un breve video di presentazione della trama.





domenica 27 marzo 2022

Concorso "Carmine Sommese - una vita per la medicina

 

Il nostro Istituto ha partecipato alla premiazione del concorso "Carmine Sommerse - una vita per la medicina". Ha presenziato il dirigente scolastico prof Gerardo Salzillo e sono state premiate le classi 2B e 2E della Scuola Secondaria di Primo Grado. La 2B,coordinata dalle professoresse Tuccillo Marika e Ambrosio Federica, ha preparato un video dal titolo "Divina Pandemia". La 2E, coordinata dalla professoressa Ponticelli Imma, ha preparato un decalogo rap sulla buona salute. Ringraziamo la famiglia del dottor Carmine Sommese e il prof. Domenico Ciccone, dirigente della scuola "Montalcini -Ferraris" di Saviano, scuola promotrice della prima edizione del concorso. Di seguito i lavori realizzati dai nostri ragazzi.




mercoledì 23 febbraio 2022

giovedì 10 febbraio 2022

Storyboard

 Il nostro alunno De Luca Emmanuele della classe II E ci mostra le fasi del lavoro realizzato sotto la guida della prof.ssa Portoghese Maria



sabato 14 dicembre 2019

Premio NarrAzione Adolfo Pansini Napoli

Una mattinata davvero emozionante per i nostri alunni, pluripremiati al Premio "NarrAzione" indetto dal liceo classico Adolfo Pansini in collaborazione con la libreria "Iocisto". L'alunna Gabriella Izzo si è distinta nella sezione narrativa ottenendo una menzione speciale. Le classi II D e II B si sono invece distinte nella sezione cortometraggio classificandosi rispettivamente al terzo e al primo posto. Orgogliosi pubblichiamo i due video premiati e il racconto meritevole di menzione speciale. Complimenti ai nostri alunni!!!


INCIPIT
“Dovrà passare molto tempo prima che Max dimentichi l’estate in cui scoprì, quasi per caso, la magia. Correva l’anno 1943 e i venti della Grande Guerra trascinavano il mondo nell’abisso, senza rimedio. A metà giugno, il giorno in cui Max compiva tredici anni, suo padre, orologiaio e inventore a tempo perso, riunì tutta la famiglia nel salone per annunciare che quello sarebbe stato l’ultimo giorno che avrebbero passato nella casa in cui vivevano ormai da dieci anni. La famiglia si trasferiva sulla costa, lontano dalla città e dalla guerra, in una casa sulla spiaggia di un piccolo paesino sulle sponde dell’Atlantico. La decisione era definitiva: sarebbero dovuti partire il giorno dopo all’ alba. Nel frattempo avrebbero dovuto impacchettare tutti i loro averi e prepararsi per un lungo viaggio fino alla nuova magione. La famiglia accolse la notizia senza sorprendersi. Quasi tutti si erano già accorti che l’idea di abbandonare la città in cerca di un luogo più abitabile ronzava per la testa di Maximilian Caver da parecchio tempo. Tutti tranne Max.  A lui la notizia fece lo stesso effetto di una locomotiva lanciata a folle velocità in un negozio di porcellane cinesi. Rimase di stucco, con la bocca aperta e lo sguardo assente. Durante la breve trance, fu fulminato dalla tremenda certezza, che tutto il suo mondo, compresi i compagni di scuola, la piccola banda di strada e il negozio di fumetti dell’ angolo stava per svanire per sempre. In un solo colpo.  Mentre gli altri membri della famiglia scioglievano la riunione per mettersi a fare i bagagli con aria rassegnata, Max se ne stava immobile a guardare il padre. Il buon orologiaio si inginocchiò di fronte a suo figlio e gli posò le mani sulle spalle. Lo sguardo di Max era più eloquente di un libro. <<Ora ti sembra la fine del mondo, Max. Ma ti assicuro che il posto in cui andremo ti piacerà, ti farai nuovi amici vedrai.>> <<E’ a causa della guerra?>> domandò Max <<E’ per questo che dobbiamo andarcene?>> Maximilian Caver abbracciò suo figlio e poi, senza smettere di sorridergli, trasse dalla sacca della giacca un oggetto lucido che pendeva da una catena e lo fece scivolare tra le mani del ragazzo. Un orologio da taschino. <<L’ho fatto per te. Buon compleanno.>> Max aprì l’orologio, forgiato in argento. Ogni ora era indicata da una luna che cresceva e calava al passaggio delle lancette, formate dai raggi di un sole che sorridevano al centro del quadrante. Sul coperchio, era incisa in bei caratteri, si poteva leggere la frase : La macchina del tempo di Max”. 
RACCONTO
Max guardò l’orologio perplesso per qualche secondo, insicuro se stesse immaginando tutto.
“È un orologio speciale – disse il padre – si azionerà solo quando lo desidererai davvero, ma attento alle conseguenze delle tue azioni, potrebbero ripercuotersi sul futuro”.
Detto questo si alzò e andò a preparare le valigie. Max si mise a letto e ripensò molto alle parole del padre. Non era convinto che quello che dicesse fosse vero: al padre piaceva sperimentare e creare cose nuove, ma quasi nessuna delle sue invenzioni era andata a buon fine. Nella maggior parte delle volte usciva dal suo laboratorio con oggetti inutilizzabili e da buttare nella spazzatura. Nonostante i tanti pensieri che gli passavano per la testa, Max si decise a dormire perché l’indomani avrebbe dovuto affrontare un lungo viaggio. La mattina seguente, poco prima dell’alba, Max fu svegliato dai suoi genitori già pronti. Fece colazione e si vestì di malavoglia, ancora stordito per il gran sonno. Una volta pronti si recarono alla stazione dei treni, dove presero il primo convoglio della giornata che portava a una cittadina chiamata Wheldreik, che aveva l’aria di un luogo sperduto che nessuno conosceva. Viaggiarono per un paio d’ore in mezzo a verdi pianure e rigogliosi campi. Il paesaggio era meraviglioso, ma nonostante questo Max si addormentò per tutto il viaggio e si svegliò quando erano già arrivati. Wheldreik era un paesino che affacciava sul mare, era circondato da un bosco di betulle ed era formato da piccole case con i tetti rossi e i muri bianchi; nel cortile di un piccolo edificio, che doveva essere la scuola, si vedeva un gruppo di bambini giocare. C’erano diverse stalle e piccoli negozi di falegnameria e tutto sommato sembrava una cittadina bella e confortevole. A Max però non piaceva per niente! Era ancora sconvolto dalla notizia e si rifiutava di credere che avrebbero vissuto lì. Era arrabbiato e triste, voleva a tutti i costi ritornare nella sua città e dai suoi amici.
Maximilian Carver, il padre di Max, aveva comprato una casetta vicino alla piazza della città. Era una casetta piccola, ma accogliente. Aveva una cucina con al centro un tavolo di legno intagliato, un piano cottura semplice, ma che sembrava nuovissimo e alcune credenze; aveva un salottino con un divano color nocciola, qualche poltrona e una piccola libreria, un bagno e tre camere da letto, una per i genitori di Max, una per le sue due sorelle e una per lui e i suoi due fratelli. La cameretta di Max era abbastanza piccola: c’erano tre letti stipati dentro a fatica, una piccola scrivania, un armadio e qualche mensola su cui posare i libri. La giornata passò sistemando le cose in casa. A sera era già tutto a posto, la casa era molto graziosa e accogliente. La mattina seguente Max dovette andare in piazza per fare dei servizi per la mamma. La piazza era piena di ragazzi che giocavano a calcio, si sarebbe volentieri fermato lì per unirsi a loro, ma doveva fare la spesa. Andò prima dal fruttivendolo, poi in panetteria e infine in macelleria, a qualche isolato di distanza. Durante il tragitto per il paesino, si accorse di come fosse diverso rispetto alla città in cui abitava prima. Era molto più piccolo, con strade strette, aveva un piccolo parco, affacciava sul mare ed era circondato da un bosco. La sua vecchia città era un po’ più grande con strade larghe e molti parchetti, inoltre non era circondata dalla vegetazione, era in una pianura e non affacciava sul mare. Pensò che era veramente un paesino ideale dove nascondersi per fuggire dalla guerra, immerso nella natura e nascosto dal bosco, solo una piccola ferrovia come via di comunicazione da cui partiva un solo treno. Pensò alla guerra, a come fosse ingiusta e a come lo avesse costretto a trasferirsi e a lasciare tutto ciò che amava. I suoi pensieri furono interrotti dall’urlo di vittoria dei ragazzi che giocavano in piazza. Andò di corsa a casa, posò la spesa e corse a giocare con loro. Si divertì: i ragazzi, tutto sommato, erano simpatici e amichevoli. Fece soprattutto amicizia con Mario e Ferdinando, due ragazzi della sua età che erano fratelli gemelli con uno spiccato senso dell’umorismo. Si divertì i primi giorni, ma presto le giornate cominciarono ad essere noiose. Si svolgevano sempre uguali e monotone salvo qualche giorno in cui faceva delle partite a calcio nella piazza con i suoi compagni. Max sentiva tantissimo la mancanza dei suoi amici e della sua vecchia scuola, della sua vecchia casa, dei luoghi dove giocava con i suoi migliori amici. Gli mancavano tutte le risate e i giochi nella piazza e anche (non se lo sarebbe mai aspettato) le lunghe ramanzine del suo maestro. Sì, gli mancava proprio tutto e l’unico momento in cui poteva alleggerirsi il cuore era di notte, alla luce della luna, con il suo diario. Una cosa però lo turbava e lo rendeva inquieto: l’orologio. Da un po’ di tempo cominciava a emettere rumori un po’ più forti del solito e qualche volta si illuminava per qualche secondo di una luce propria. Questo rendeva inquieto Max che si chiedeva come un orologio potesse farlo. Ricordò le parole del padre a cui però si era rifiutato di credere e continuò a non crederci fino a quella notte. Era una normalissima notte di agosto, era martedì e tutto era tranquillo e silenzioso, a parte il frinire dei grilli. Max, come al solito, scriveva nel suo diario le riflessioni sulla giornata. E all’improvviso successe! La stanza venne pervasa da una luce bianca. Max prese l’orologio e vide che era lui a emettere quella luce. L’orologio cominciò a fare rumori sempre più forti, fin quando la luce avvolse Max.
Max si ritrovò per qualche secondo spaesato. Si trovava in un edificio molto grande. Era grigio, cupo, aveva l’aria triste e non sembrava un posto sicuro in cui stare. Max non aveva la più pallida idea di dove si trovasse e in che anno fosse ed era spaventato. Più in là c’erano delle persone. Anche se Max non sapeva chi fossero, decise di avvicinarsi per chiedere informazioni. Più si avvicinava e più un senso di angoscia lo invadeva. Erano ragazzi e avevano probabilmente la sua età, ma erano così magri e smunti e un’ombra di terrore albergava nei loro occhi stanchi. Max, titubante, chiese loro dove si trovassero, che luogo era quello e che giorno fosse.
“Come, non lo sai?!” rispose uno di loro, tutti uguali nelle loro strane divise a righe. Max fece segno di no con la testa. “Oggi è il 28 luglio 1943 e qui non sappiamo precisamente dove siamo, sappiamo solo che siamo in un campo di concentramento.”
Max era sbalordito! Prima di tutto perché non si aspettava di aver viaggiato nel tempo soltanto per qualche settimana e poi per quello che aveva appena ascoltato da quei ragazzi: lui non aveva mai sentito parlare di un campo di concentramento.
Max allora chiese loro come fossero arrivati lì e perché fossero soli.
“Siamo arrivati qui qualche mese fa. – risposero – Ci sono venuti a prendere delle persone armate che ci hanno condotto in dei furgoni su cui viaggiavano tantissime altre persone come noi. I nostri genitori erano molto spaventati e così pure noi. Arrivati qui ci hanno divisi. I nostri genitori, a quanto ci è stato detto, sono stati portati in un altro campo di concentramento. Ci hanno dato queste divise, ci hanno rasati e portati qui. Ci fanno lavorare senza sosta e abbiamo tanta fame perché ci fanno mangiare poco o niente.”
Max rimase sconvolto da quelle parole. Non poteva credere che dei ragazzi della sua età, e anche meno, mentre lui giocava, fossero rinchiusi in quel posto terribile e costretti a lavorare. Gli chiese come mai fossero lì:
“Hanno detto che siamo qui perché siamo Ebrei e quindi siamo inferiori, meritiamo di morire.” Risposero.
Max si sentiva atterrito, non poteva credere che qualcuno potesse essere imprigionato solo perché Ebreo. Le domande gli si affollavano nella mente. Non riusciva a capire, a darsi una spiegazione. Chiese ancora perché non giocassero e perché fossero stati divisi dai loro genitori.
“Non giochiamo perché non ci è concesso, – dissero – dobbiamo lavorare altrimenti ci sparano. Alcuni nostri compagni sono stati portati via perché non avevano più forze per lavorare, non li abbiamo più rivisti. Non sappiamo neppure perché ci abbiano diviso dai nostri genitori.”
Max non poteva crederci! Non poteva credere che quei ragazzi fossero stati strappati ai loro genitori, costretti a lavorare, soltanto perché Ebrei!
D’improvviso l’orologio di Max riprese ad illuminarsi. Max salutò i ragazzi. Li vide allontanarsi per andare a lavorare, le spalle curve, debolissimi…
Il suo orologio si illuminò nuovamente di una luce bianca e un secondo dopo era di nuovo nella sua cameretta. Era passato esattamente un minuto da quando si era teletrasportato. La notte era buia e tranquilla e tutto era come lo aveva lasciato. Eppure qualcosa era cambiato. Era cambiato il modo di pensare di Max. prima era arrabbiato con il padre perché lo aveva costretto a trasferirsi, ora invece era molto grato per averlo fatto. Lo aveva fatto per proteggerlo dall’orribile catastrofe che stava succedendo intorno a loro, per fargli ancora dormire sonni tranquilli. Era anche molto preoccupato per quello che stava accadendo a quei ragazzi in quello stesso momento. Anche se lui li aveva incontrati solo un minuto prima tecnicamente erano passate alcune settimane. Aveva paura che fossero stati portati via o che fossero stati uccisi. Cercò di dormire, ma non ci riuscì, trascorse la notte a ripensare a quanto aveva visto e prese una decisione: lo avrebbe raccontato al padre. La mattina dopo, approfittando di un momento di assenza della mamma e dei fratelli, andò dal padre. Parlarono a lungo e Max raccontò tutto quello che aveva sentito e visto. Gli raccontò degli orrori a cui erano sottoposti quei ragazzi e il padre era d’accordo con lui sul fatto che dovessero fare qualcosa. La sera ci fu una lunga discussione a cui parteciparono anche tutti gli altri e alla fine si decise che avrebbero aiutato quelle persone. Nei mesi e negli anni che seguirono aiutarono centinaia di Ebrei a nascondersi dai nazisti. Il paese in cui Max abitava era un luogo sicuro. Ospitavano spesso intere famiglie ebree a cui il padre di Max procurava falsi passaporti per partire e fuggire. Aiutarono tante persone che riuscirono a fuggire e a ricostruirsi così una nuova vita. Ben presto anche gli altri abitanti di Wheldreik cominciarono ad aiutare gli Ebrei. Max non poteva che essere fiero e felice di aiutare le persone innocenti a scappare dalla guerra ed essere liberi e fu veramente grato al padre di aver costruito quell’orologio perché altrimenti non avrebbe mai potuto scoprire quella terribile realtà e aiutare così tutte quelle persone.

venerdì 22 novembre 2019

Facciamoci i fatti loro




Stiamo perdendo l’abitudine di osservare e di concentrarci su quanto guardiamo. Tutti noi ci limitiamo a vedere senza guardare, oppure a guardare senza vedere. Ma vedere e guardare non hanno lo stesso significato perché “vedere” è l’azione di percepire con gli occhi e di distinguere una cosa, “guardare” invece vuol dire vedere qualcosa che ci interessa e, magari iniziare a comprenderla. Ma quante volte vediamo cose o persone, senza riuscire a descriverle con precisione perché in realtà non le abbiamo osservate? Abbiamo visto senza guardare. E quante volte ci concentriamo fortemente su una cosa o una persona, senza però riuscire a percepirla, distratti da altri pensieri che abbiamo in mente? E quante volte viene comodo “chiudere gli occhi” per evitare di vedere e guardare quello che non ci piace? Se non percepiamo e non guardiamo la mafia, stiamo decidendo di chiudere gli occhi di fronte a un’onda mortale che negli ultimi decenni ha cambiato forma e aspetto: il nemico che storicamente inquinava casa nostra e che ha invaso altre nazioni e continenti, è stato affiancato da altri pericolosi nemici provenienti da ogni parte del mondo. Il mafioso di oggi è globalizzato, multietnico e multi specialistico, prima si vestiva da mafioso, oggi si nasconde. La mafia oggi è forse meno visibile, ma tanto forte da negare il nostro presente ed oscurare il nostro futuro. Ricominciare a vedere e guardare contemporaneamente, forse ci consentirebbe di capire meglio noi stessi e di iniziare ad impicciarci dei fatti mafiosi. Le mafie si nascondono per appestare le nostre vite senza farsi vedere, ma noi apriamo gli occhi, cerchiamole, vediamole, guardiamole e capiamoleFacciamoci i fatti loro!                                           Anita Arrichiello III F

martedì 14 maggio 2019

Viaggio di Istruzione: quinto giorno 10 maggio 2019





… Auguri Pasquale! Abbiamo aspettato la mezzanotte per fare gli auguri al nostro amico Pasquale. In quel momento tra l’ agitazione e il ritmo che regnavano sul battello, arrivarono dalle porte, cantando la tradizionale canzone di compleanno, Lorenzo e Mariagrazia portando la torta. Di ritorno all’ hotel in seguito a quella splendida serata finimmo tutti in stanza del festeggiato ove abbiamo trascorso la fine dei festeggiamenti e la nostra ultima serata in albergo. La mattina, dopo poche ore di sonno e una ricca colazione, con molta tristezza e agonia lasciammo il posto che sarà presente nei nostri ricordi sempre. Una volta aver posato le valigie ed esserci accomodati nel pullman ci siamo avviati sulla via del ritorno. E' stato un viaggio tranquillo, ovviamente non sono mancati momenti di ilarità e divertimento alternati a dormite collettive per recuperare le ore di sonno mancanti. Dopo 13 sfiancanti ore di tragitto, siamo giunti alla nostra destinazione cercando di riposare per ricominciare la solita routine scolastica che sarebbe ripartita il lunedì seguente.

Lorenzo Paone, Mario Di Marzo, Andrea Amato, Pasquale Cimminella, Luca Verde III F

Viaggio di Istruzione: quarto giorno 9 maggio 2019



Il giorno 9 Maggio 2019, noi alunni delle classi terze della scuola secondaria di primo grado “Enrico de Nicola”, abbiamo trascorso la giornata a Milano tra visite guidate e divertimento di gruppo. Per arricchire il nostro bagaglio culturale, abbiamo visitato la celebre Pinacoteca di Brera, meta gettonata da molti turisti in merito alla presenza del noto quadro, dell'illustre Francesco Hayez, “Il Bacio”. Noi ragazzi, nel vedere quest'ultimo, abbiamo provato soddisfazione, in quanto eravamo già preparati grazie allo studio svolto precedentemente. Successivamente, ci siamo fermati per la pausa pranzo, presso il ristorante “Mozzarella e Basilico”. Sicuramente avremmo preferito la nostra pizza napoletana, ma abbiamo ugualmente gradito i piatti proposti. Oltre al cibo, un momento piacevole è stato sicuramente il rapportarsi con i nostri coetanei e professori. Dopodiché, attraversando il meraviglioso “Parco Sempione”, siamo arrivati al “Castello Sforzesco”. Purtroppo, non ci siamo potuti soffermare negli interni poiché gran parte in restaurazione. Finalmente, arriva il momento tanto atteso: il tempo libero! Muniti di portafogli e tanta voglia di esplorare la città della moda, approfittammo dell’occasione per comperare vari regali. In men che non si dica, con gran rammarico arrivò il momento di tornare in hotel. Ci consolammo solo quando ci venne comunicato il programma per la serata: disco al battello! Le ragazze in particolare, riunite nelle varie camere, si sono preparate al meglio per il grande momento. La serata si aprì con varie danze e canzoni famose che cantammo a squarciagola. Mentre attendevamo lo scoccare della mezzanotte, stemmo insieme nell'attesa del grande momento; e quindi CINQUE, QUATTRO, TRE, DUE, UNO…



Coppola Futura, Iazzetta Mariagrazia, Iazzetta Michela. Laudiero Rossella e Pelliccia Erminia III F

Viaggio di Istruzione: terzo giorno 8 maggio 2019


Il terzo giorno del viaggio d’istruzione, ovvero l’8 maggio abbiamo visitato Lecco e Monza. Come ogni mattina ci siamo svegliati e abbiamo fatto colazione per poi intraprendere il viaggio verso Lecco. Durante il tragitto come ogni volta ci siamo divertiti. Una volta arrivati a Lecco ci ha accolto una guida che ci ha accompagnato per tutta la visita. Il primo luogo da noi visitato è stato la residenza estiva dei Manzoni, una villa di tipo neoclassico nella quale abbiamo potuto vedere in particolar modo la cappella che fece costruire il nonno di Alessandro Manzoni. Il nonno di Alessandro Manzoni fece costruire la cappella perché aveva problemi dovuti alla frequente assunzione di carne rossa che gli impediva di camminare, inoltre nella cappella fu sepolto Pietro Manzoni ovvero il padre di Alessandro Manzoni. Dopo aver visitato la villa ci siamo recati alla presunta casa di Lucia che purtroppo abbiamo potuto vedere solo dall’esterno come il palazzotto di Don Rodrigo. Per concludere la nostra visita abbiamo visitato la chiesa di Don Abbondio e siamo andati anche sul fiume Adda dove abbiamo potuto vedere la barca sulla quale Lucia recitò il celebre Addio ai monti. In seguito ci siamo fermati per la pausa pranzo e, dopo aver mangiato, ci siamo diretti verso Monza dove abbiamo visitato il Duomo nel quale si trova la cappella di Teodolinda. Ella è stata la prima donna a diventare regina, nella cappella abbiamo potuto ammirare dei bellissimi affreschi rappresentanti la sua vita dopo il suo primo matrimonio. Inoltre il Duomo costodisce la corona ferrea chiamata così perché al suo interno vi si trovava uno dei chiodi con il quale era stato crocifisso Gesù. Inoltre mancano anche due placche d’oro che componevano la corona, fondamentali a mantenere il chiodo. Dopo l’ultima visita siamo tornati in hotel, dove abbiamo mangiato e poi ci siamo recati nelle camere. Purtroppo il tempo non è stato dalla nostra parte, poiché ha piovuto, ma fortunatamente abbiamo visitato luoghi al chiuso.



Allocca Michela, De Vito Massimo, Napolitano Sofia, Pelliccia Emanuela, Rastelli Francesca III F

Viaggio di Istruzione: secondo giorno 7 maggio 2019



L'avventura del giorno martedì 7 maggio, è iniziata fin dal mattino: noi alunni di classi terze, ci siamo riuniti nella reception, attendendo l'arrivo del magico pullman, il quale ci ha trasportato nel Centro Storico di Como. Sebbene il tempo per arrivare, sia stato un'ora e mezza, il viaggio è volato, attraverso canti, scherzi, battute e giochi con i compagni di classe. Arrivati al centro, siamo stati accolti da una socievole e disponibile guida, la quale ci ha permesso di tuffarci nel lato storico della città. Como, è stata descritta come una cittadina di modeste dimensioni: si contano circa novanta mila abitanti. Il settore turistico, è considerato quello più importante e sviluppato durante la stagione estiva, per via dei numerosi hotels lungo il lago, tra i quali, quello in cui abbiamo alloggiato. In inverno, viceversa, il clima diventa più tranquillo e meno popolato. Un ulteriore settore popolare è quello tessile, basato sulle antiche tradizioni del paesello. In seguito a queste interessanti informazioni, abbiamo attraversato varie stradine, le quali ci hanno in poco tempo condotto alla Piazza di Alessandro Volta. Questa venne inaugurata nel 1988 da Pompeo Marchensi, uno dei più celebri scultori del tempo. Un altro importante monumento, estremamente rappresentativo, è il Duomo di Como, detto anche Cattedrale di S.Maria Assunta. La costruzione si avviò nel 1396, per poi terminare durante l'anno 1770. Lo stile è categorizzabile in rinascimentale tardo gotico, ed ha suscitato in noi un senso di profondo stupore, per via del legame con il passato. Terminata la visita, c'è stato concesso del tempo libero, in modo da esplorare nei minimi dettagli strade e negozi della città. I nostri acquisti si sono basati principalmente su graziosi souvenir, da regalare alle famiglie. Finito il giro, ci siamo nuovamente riuniti in piazza Cavour, aspettando il pullman.
Siamo nuovamente tornati in hotel, per pranzare. Una volta terminato il pranzo, siamo tornati in stanza per prepararci alla seconda parte di giornata: un'altra splendida avventura. Alle 14:15 ci siamo recati alla fermata del battello. Una volta saliti su di esso, abbiamo scattato foto a raffica per immortalare il momento, ci siamo sentiti come dei marinai sul dorso d'acqua. Un volta arrivati a destinazione, a Bellagio, ci siamo recati alla villa Melzi D'Eril, una dimora storica, la cui proprietà apparteneva alla famiglia dei Melzi. Mentre attualmente, appartiene alla famiglia Scotti, motivo per cui, non è possibile visitare il suo interno. La costruzione è definita un parco botanico nazionale, difatti è ornata da piantagioni di ogni tipo, i più numerosi sono i giardini giapponesi. Inoltre, vi era un altro monumento, la Cappella Gentilizia, un piccolo spazio conservatore delle spoglie della famiglia Melzi. In seguito all'impegnativa visita, ci è stato dato ulteriore tempo libero, per esplorare al meglio Bellagio. Siamo poi tornati in hotel molto stanchi, per via dei numerosi km percorsi sotto il sole. La giornata si è infine conclusa con la cena e divertimento con gli amici. In relazione a tutto, questa è stata la giornata che abbiamo apprezzato di più: andare sul battello è stata un esperienza unica ed indimenticabile! 



 Ferrara Jessica, Pennino Claudia, Vacca Noemi, Velotti Chiara III F

Viaggio di Istruzione: Primo Giorno 6 maggio 2019


L’appuntamento era fissato il 6 Maggio alle ore 5:30. Noi, insieme ad altre classi terza del nostro istituto, dovevamo partire per un viaggio che ci ha fatto maturare molto. La meta era Cadenabbia, un paesino in provincia di Como, gemellato con la Germania. Facemmo un po' di ritardo, ma riuscimmo a partire per le 6 circa. Molti ritengono che il viaggio che percorri offra più momenti di gioia rispetto alle meta stessa. In realtà ciò non è valso per noi. Inizialmente, al pensiero delle 15 ore di viaggio, eravamo rimasti stupiti negativamente, ma ci siamo dovuti ricredere un po’ per la buona compagnia che ci hanno offerto amici e docenti e un po’ per i meravigliosi paesaggi che la nostra terra ci offre. E se da una parte c’erano coloro che tentavano di rilassarsi ascoltando musica, da un’altra c’erano coloro che sì ascoltavano musica, ma con le casse Bluetooth, dando fastidio agli altri. Verso le 13, per pranzo, ci siamo fermati a Firenze, al ristorante “La Certosa”. Dopo aver mangiato, essendo tutti stanchi, magicamente decidemmo di dormire. Per il resto del viaggio fantasticammo sulle avventure che avremmo dovuto vivere. Ad un certo punto entrammo in una galleria, ignari di ciò che ci sarebbe apparso alla vista alla fine di questa: il lago di Como. Fu un momento di incredibile stupore, accompagnato da leggera tristezza poiché sapevamo che saremmo arrivati in breve tempo. Una volta giunti all’hotel , tutto alla nostra vita risultava lussuoso. Inutile dire che non eravamo per niente stanchi, pieni di allegria e ci siamo riuniti per festeggiare il momento. Infine, in tarda serata, ci ritirammo nelle stanze per dormire e pensare cosa ci avrebbe aspettato il giorno seguente.


Simone Ruotolo, Luca Esposito, Marco Magliulo, Gennaro Equestre, Davide D'Avanzo III F

sabato 15 dicembre 2018

La Voce dei Ragazzi


 Pubblichiamo con soddisfazione il primo numero del giornalino scolastico curato dai docenti prof.ssa Lanza Peluso Adalgisa e prof. Cirillo Tiziano. Il giornalino è consultabile al seguente link: La Voce dei Ragazzi

giovedì 13 dicembre 2018

Natale a Fumetti


Simpatiche strisce di fumetto che vedono come protagonista il nostro caro Babbo Natale

                                                                        Michela Iazzetta III F

mercoledì 12 dicembre 2018

Let it snow







Il giorno 11 dicembre 2018 siamo andati a Napoli,  al teatro Acacia, per assistere al musical “Let it Snow”.  Lo spettacolo è stato molto emozionante e coinvolgente ma allo stesso tempo anche divertente. Una bambina di nome Giuly, molto legata a suo padre, ha raccontato di come la sua vita sia cambiata da  quando il padre si era fidanzato con Matilde. Un giorno Giuly era  molto triste ma ad un certo punto le comparve davanti la fatina delle nevi. Giuly rimase tanto sorpresa e la fatina le chiese quale fosse il suo più grande desiderio e Giuly  rispose che voleva che nevicasse. Il padre decise di iniziare una convivenza con la sua nuova fidanzata che aveva anche una figlia di 11 anni di nome Marta.  Marta e Giuly non riuscivano ad andare d’accordo, anzi la convivenza rendeva tutto più difficile perché avevano caratteri e interessi diversi. Un giorno i genitori uscirono e affidarono le due ragazze ad una bizzarra baby sitter, Deborah; le ragazzine non facevano che litigare ma tra un litigio e l’altro ognuna con musiche e balli raccontò il Natale dei suoi sogni. I genitori, rientrati, si accorsero che le Giuly e Marta litigavano e, visto che non sapevano che le due bambine si odiavano già da prima, diedero la colpa a Deborah che disse che le due bambine avevano bisogno di essere ascoltate. Matilde e Marta tornarono nella loro vecchia casa e Giuly e Giacomo, il suo papà, poterono chiacchierare un po’ serenamente.
Giuly chiese al padre di sapere più cose sulla mamma che non c’era più e lui le fece vedere una sua foto, nella donna della foto Giuly riconobbe la fata delle nevi che le  disse di guardare fuori dalla finestra perché stava nevicando. Dopo un po’ Marta andò da Giuly per chiederle scusa e da quel momento le due bambine diventarono ottime amiche. Infine tutti decisero di vivere insieme felicemente e passarono il Natale con serenità e gioia.
La storia di questo musical è stata molto emozionante e ci ha aiutato a capire che le persone care anche quando volano in cielo sono sempre con noi e ci proteggono. Inoltre questa storia ci insegna che si può vivere serenamente anche in una famiglia allargata e che è possibile trascorrere un  Natale tutti insieme con gioia e amore. “I sogni sono come i sentimenti, quando vengono dal cuore sono più veri della realtà”, è una delle frasi che più ci ha colpito dello spettacolo.

                                                                     Rossella di Simone e Anna Marino I B

venerdì 23 novembre 2018

Giornata Nazionale dell'Albero






La Giornata Nazionale dell'Albero dal 2011 viene celebrata ogni 21 novembre con l'intento di promuovere le politiche di riduzione delle emissioni, la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell'aria e la vivibilità degli insediamenti urbani. Noi alunni della classe I B ci siamo dati da fare per celebrarla in modo riflessivo e divertente. La professoressa Beneduce ci ha fornito tutto l'occorrente e tutte le indicazioni per piantare delle piccole piante in classe e creare così il nostro "Giardino Verticale". Nella realizzazione del giardino ci ha aiutato anche la professoressa Vecchione. La professoressa Di Costanzo, invece, ci ha aiutato a decorare i vasetti e con la professoressa Ponticelli, infine, abbiamo recitato dei versi di una simpatica poesia che ci ricorda l'importanza degli alberi per la qualità della nostra vita e abbiamo riprodotto, con dei cartelloni, due alberi.

                                                          Gli alunni della I B

mercoledì 21 novembre 2018

Gli alberi


Nella giornata della Festa dell'Albero, gli alunni della II G hanno prodotto un meraviglioso approfondimento di un elemento importante per la nostra vita.

domenica 7 ottobre 2018

Un bene prezioso: l' acqua



L’acqua, in natura, è tra  i principali ELEMENTI costituenti degli ecosistemi ed è alla base di tutte le forme di vita conosciute. Aessa è dovuta anche la stessa origine della vita sul nostro pianeta: senza di essa non potremmo esistere.L'acqua è un bene prezioso e come tale dovrebbe essere trattata, soprattutto perché è essenziale per la sopravvivenza dell'intera umanità.L'uomo, per vivere, ha bisogno dell'acqua, difatti essa soddisfa diverse sue necessità: la sete, la fame (l'acqua serve per l'irrigazione delle aree coltivate), l'igiene.
Non a caso l'acqua è stata fondamentale per la nascita e lo sviluppo delle prime civiltà in Egitto ed in Mesopotamia.  Insomma l'acqua è un bene indispensabile!

Il lavoro interdisciplinare di noi ragazzi della II G è sintetizzato nel video presentato.

                                                                                                  Gli alunni della II G

venerdì 8 giugno 2018

UDA trasversale "L'Acqua"




Come prodotto finale dell'Unità didattica di Apprendimento trasversale che ha coinvolto tutte le discipline, noi alunni della classe I B abbiamo realizzato un libro di presentazione delle attività svolte in tutte le materie. Al centro del nostro percorso abbiamo messo l'acqua e tutte le attività hanno riguardato tale argomento. Nel video potete vedere le foto scattate al nostro libro, prodotto finale del nostro percorso.
                                                            Gli alunni di I B

martedì 5 giugno 2018

L' Alimentazione



Nel corso di quest’anno noi alunni di 2 H abbiamo sviluppato un progetto trasversale sull’alimentazione, sul mangiar sano e sui problemi dovuti ad essa. Insieme abbiamo svolto interessanti e divertenti attività: completamento tabella alimentare giornaliera-raccogliere informazioni dalle etichette-creare una pubblicità alimentare e creare cartelloni su questi temi. Non sono mancate riflessioni sulle problematiche alimentari attraverso letture ed incontri con personale medico a scuola. Abbiamo acquisito nuove conoscenze e una nuova sensibilità nei confronti del cibo e del nostro modo di mangiare che deve prevedere più frutta e verdura.
                                                  Gli alunni della II H

giovedì 17 maggio 2018

Sterminator Vesevo








Siamo ormai quasi giunti al termine di quest'anno scolastico e abbiamo effettuato la nostra ultima uscita didattica al... Vesuvio! Un'esperienza bellissima! La visita ha completato un percorso storico-letterario-scientifico sul Vesuvio; siamo partiti dall’eruzione del 79 d. C, siamo passati per quella del 1631 e arrivati, infine, a quella del 1944. Il giorno 10 maggio, verso le 8.30 siamo partiti per la nostra avventurosa escursione. Giunti a quota mille con il pullman, abbiamo poi continuato seguendo un percorso tutto in salita. Non eravamo soli, sono rimasta molto colpita dalla numerosa presenza di turisti stranieri: tedeschi, francesi, inglesi e spagnoli. Durante il cammino abbiamo dialogato e scherzato con loro in inglese, quale miglior modo per alleggerire la fatica della salita? E’ proprio vero che la nostra città e il Vesuvio affascinano migliaia di persone. Arrivati quasi vicino alla bocca del Vesuvio, ci siamo riposati godendoci il panorama, nonostante la nebbia. Purtroppo, per la presenza di quest'ultima non abbiamo potuto osservare al meglio l'interno del cratere, ma abbiamo potuto vedere le fumarole, e guardando il paesaggio siamo riusciti a percepire quanto un'eruzione potrebbe devastare un'intera città... Evidente era la presenza anche di ginestre e lì non si poteva non pensare a Leopardi! È stata l'uscita didattica in cui mi sono più divertita, non solo perchè per la prima volta sono arrivata in cima al Vesuvio, ma anche perché è sempre piacevole stare in compagnia dei miei amici di classe.
                                                Ileana Proto III E




Biblioteca "Officina di lettura" - Libri consigliati

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